E se mio figlio ha un disturbo alimentare?

Con “disturbi del comportamento alimentare” si intendono problematiche diverse fra cui: anoressia, bulimia, binge eating disorder e ortoressia. Sono spesso correlate a nodi personali profondi che possono essere ricondotti alle esperienze familiari, al rapporto con il proprio corpo, all’autostima, all’identità, alle pressioni di certi ambienti competitivi che richiedono un elevato livello di perfezione. E’ possibile che in alcune fasi della vita, in cui si è emotivamente più affaticati e stressati, certe fragilità personali possano essere sollecitate.

I disordini alimentari sono difficili da riconoscere perché, in particolare negli stadi iniziali, possono essere confusi. Infatti, un rapporto diverso con il cibo è spesso tipico delle fasi adolescenziali: molti giovani, per esempio, si sottopongono a diete ferree o presentano comportamenti alimentari caotici. Non in tutti i casi, però, si sviluppa un vero e proprio disturbo del comportamento alimentare. Una difficoltà con il cibo e con il proprio corpo può essere, infatti, un evento ricorrente nell’evoluzione di un adolescente. Il problema principale sta proprio qui: riconoscere il confine tra una normale e una patologica condizione di crescita. Un’ulteriore questione è legata alla frequente mancanza di consapevolezza della malattia da parte della persona che si trova nell’eventuale stato patologico.

Per tutti questi motivi non è sempre facile poter aiutare una persona che presenta delle abitudini alimentari disordinate anche perché con molta probabilità, tenderà a negare il problema. La cosa migliore che si può fare è chiedere a qualche amico di fiducia di nostro figlio di stargli vicino e osservare il suo comportamento. Se si dovesse riscontrare altre condotte sospette, è possibile comunicargli che si è preoccupati per lui e per la qualità della sua vita. In questo modo è possibile portarlo a riflettere sull’opportunità di farsi aiutare.

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